Vision

Che cos’è la Vision?

Perchè è importante condividerla in azienda?

Il concetto di Vision viene spesso citato ma mai veramente interiorizzato. Richiede una capacità di immaginazione a lungo termine che spesso mette in difficoltà le persone. Eppure la sua funzione è fondamentale!

 

Si tratta di uno dei primi concetti con cui abbiamo a che fare durante i nostri percorsi di Team Coaching nella fase di allineamento. Aiuta i componenti del gruppo a capire chi sono e, soprattutto, dove vogliono arrivare!

Spesso confonde il fatto che la Vision sia un concetto astratto mentre le sue applicazioni aziendali sono assolutamente pratiche. Ecco perché la Vision va non solo esplicitata, ma anche e soprattutto TESTATA!

Non basta condividere gli stessi pensieri e le stesse idee, nella Vision c’è qualcosa in più: la condivisione di un vero e proprio SOGNO. Non ci sono limiti nel definirla e bisogna sempre immaginarla come il livello più alto possibile da raggiungere. Quando sogniamo, infatti, non dobbiamo vedere le cose per quello che sono realmente ma per quello che possono diventare.

Da questo punto di vista, un importante esempio può essere quello di una famosa azienda come la Microsoft che, per concretizzare la vision del portare un computer su ogni scrivania, si è posta la mission di creare software anche se avrebbe potuto avere come mission “diventare la più grande costruttrice di personal computer” oppure “produrre schermi”. L’importante, quindi, non è la meta ma il fatto che all’interno della stessa visione globale si riesca a decidere di giocare una partita specifica: che si trovi una mission capace di identificare sia l’azienda che il team.

Ma se la vision è così lontana perché bisogna condividerla con il proprio Team?

Pensa a cosa provi quando pensi ai tuoi sogni, probabilmente qualcosa come soddisfazione, orgoglio, felicità. Con la Vision dovrebbe accadere la stessa cosa, con l’unica differenza che non pensi solo a te stesso ma al futuro di tutto il tuo gruppo.

 

Non trovi che sia bellissimo?

 

E allora perché non condividerla col proprio Team? Perché non far provare anche a loro l’euforia della Vision e renderli partecipi ad un obiettivo così importante?

 

Ma c’è molto di più!

 

La Vision è l’inizio e la fine di ogni azienda di successo: ecco perché non dovrebbe essere sottovalutata!

 

Vediamo quindi  quali sono i punti fondamentali affinché una Vision risulti efficace:
– Deve essere CONDIVISA e CONDIVISIBILE per ogni membro del Team
– Deve essere CHIARA e MOTIVANTE
– Deve permettere di proiettarsi nel FUTURO

Vision: come testarla?

Con le domande giuste!

Testare la Vision è difficile perché di fatto non è concreta ma solo un’idea. Anche quando parliamo di idee, però, il corpo risponde, dandoci dei feedback positivi o negativi.

Abbiamo già detto che le applicazioni aziendali della vision sono assolutamente pratiche ed è per questo che è importante renderla chiara e condivisa tra i membri del team. Sebbene possa essere difficile da esprimere a parole, facendo le domande giuste e lasciando le persone libere di rispondere si potranno ottenere risultati sorprendenti. Il lavoro della Vision è tremendamente importante perché se non testiamo il progetto sul quale stiamo andando a lavorare potremmo scontrarci con la nostra stessa squadra.

 

Cosa intendiamo per domande giuste? 

 

Sicuramente domande APERTE, non chiuse. Bisogna saper mettere le persone nella condizione giusta per poterle osservare. Bisogna far sì che si sentano libere di rispondere. Devono essere, quindi, domande che permettano alle persone di dare la risposta che pensano realmente, e non quella che pensano che gli altri si aspettino da loro.

Le domande aperte, o GENERATIVE, sono quelle che ci aiutano ad entrare nella mappa mentale del nostro interlocutore permettendoci di ottenere informazioni preziose e di capire quali sono le proiezioni mentali delle persone attorno a noi.

 

Quando parliamo di Vision, in particolare, ci riferiamo ad un progetto. Se le persone che devono farne parte non sono allineate con noi, o se non sappiamo che queste persone vogliono spingere con noi nella stessa direzione, sapremo di avere con noi delle zavorre.

Se, ad esempio, nella visione futura della nostra azienda c’è l’intenzione di trasferirsi all’estero o in un’altra città, ci possono essere varie risposte da parte dei membri dei team: ci può essere una risposta positiva da chi ha spirito di avventura o una risposta negativa da chi invece ha paura di allontanarsi dalla propria famiglia o perdere le proprie sicurezze. Il fatto che ci sia un “freno” è un qualcosa che va testato prima. Non esistono scelte giuste o sbagliate, l’importante è la comunicazione, in sincerità, e la condivisione di dubbi o paure.

Ognuno ha il suo compito, se diamo per scontato che siamo tutti uguali è molto probabile che ci tireremo la zappa sui piedi, portandoci dietro un peso invece che un membro della nostra squadra. Inevitabilmente, questo rallenterà il lavoro e il raggiungimento degli obiettivi.

 

Se dobbiamo partire per un viaggio, tanto vale che tutti abbiano il bagaglio pronto. E che non ci sia qualcuno che al posto del bagaglio porti con sé una zavorra che lo tenga legato ad altro.

Vision e Obiettivi

Gli obiettivi hanno un senso solo se abbiamo una Vision.

 

Settare degli obiettivi senza aver fatto un lavoro sulla Vision equivale un po’ ad andare a fare la spesa senza aver pensato a cosa mangiare per cena. Possiamo sapere che obiettivi settare solo se il lavoro di Vision – Mission – Valori sarà stato fatto con cognizione.

 

Ma cosa sono gli obiettivi? E cosa ci deve essere dietro?

 

Gli obiettivi si differenziano per due grandi caratteristiche: importanza e urgenza. Ovviamente, a parità di importanza, si tende a risolvere prima quelli di carattere urgente anche se, in teoria, dovremmo sempre prevenire le situazioni di emergenza in quanto ci pongono in una condizione di stress molto elevato. In realtà, quindi, le cose importanti andrebbero fatte proprio quando non ne abbiamo il bisogno, in modo da anticiparsi sul futuro. Questo è possibile solo se abbiamo chiaro in mente dove sta puntando il nostro progetto.

 

Per quanto riguarda gli obiettivi che si distinguono per importanza, ne abbiamo sempre uno che, in qualche modo, se raggiunto, riesce a cascata a rendere più facile la realizzazione di altri obiettivi, di secondaria importanza. È l’obiettivo che, nel suo libro, Gary Klein chiama The One Thing, ovvero la cosa grazie alla quale, una volta realizzata, la nostra vita subisce una variazione importante, facendoci fare un salto quantico. 

Nel momento in cui focalizziamo le nostre energie, definire le priorità è fondamentale. In breve, bisogna:

  • Selezionare gli obiettivi importanti
  • Creare una scala di importanza: la legge “80-20”, infatti, parte dal presupposto che raggiunto il 20% dei nostri obiettivi, abbiamo soddisfatto l’80% delle nostre esigenze.
  • Capire qual è il nostro The One Thing, ovvero quell’obiettivo che ci permette di raggiungere, a cascata, anche tutti gli altri, e far convergere su di esso tutte le nostre energie.

 

In realtà, non ha alcun senso parlare di obiettivi.

Una frase d’impatto. Ma perché? Perché gli obiettivi sono numeri, utili certo, ma l’informazione più importante è quella che ci aiuta a capire cosa ci sta dietro. Se gli obiettivi non trovano un gancio ad un programma più ampio, restano soltanto una fatica in più, un esercizio mentale in più che, però, non ha un’immagine forte a motivarlo.

 

Vendere il 10% in più ci cambia davvero la vita? Probabilmente no. Quello che fa la differenza è il come noi percepiamo la sfida. Ci deve essere una diversa prospettiva: durante la costruzione di una cattedrale, per esempio, l’atteggiamento di chi vive il lavoro solo come un “mettere mattone su mattone” è completamente diverso da chi lo vive con l’idea di star contribuendo alla costruzione di un qualcosa che rimarrà nei secoli, nella storia. L’immagine, l’energia e l’emozione è completamente differente.

Non bisogna lavorare su obiettivi che in qualche modo non hanno significato se non perché dobbiamo raggiungere qualcosa di più ampio, qualcosa che smuova le emozioni ogni giorno.

Piuttosto che porsi tanti obiettivi che non raggiungeremo perché settati male, vale la pena fare uno step indietro e capire qual è il progetto di vita che vogliamo raggiungere.

Stephen Covey nel suo libro parlava di cominciare avendo la fine in mente. “Begin with the end in mind”. L’immagine è molto forte. “Comincia pensando a cosa vorresti che fosse scritto sul tuo necrologio”. Cosa vogliamo che le persone ricordino di noi? Se non abbiamo in mente quello che vorremmo che gli altri si ricordassero di noi, probabilmente non diventeremo mai quel qualcuno. Non porteremo mai a termine i nostri obiettivi.

 

Le persone e l’ambiente intorno a noi fanno la differenza come lo fa l’ambiente attorno ad un seme che germoglia. Se il terreno è fertile, è molto più facile che cominci a crescere e abbia vita. Il momento in cui nasce un sogno è il momento più difficile e bisogna fare attenzione alle persone con cui lo condividiamo, perché gli altri possono fare leva sulle nostre insicurezze per demolirci e se non siamo noi i primi a crederci, il sogno svanirà nel nulla.

Innanzitutto, bisogna capire quale può essere un sogno abbastanza grande che possa essere realizzato. Michelangelo diceva “Il nostro problema non è che abbiamo ambizioni troppo grandi da non riuscire a raggiungerle, il nostro problema è che non abbiamo ambizioni.” Cambiare l’immagine che abbiamo di noi e proiettare nella nostra mente l’immagine della persona che vogliamo diventare può fare la differenza.

 

Ricapitolando, dietro agli obiettivi ci deve quindi essere:

  • Un sogno che ci emozioni e spaventi: l’idea che qualcosa ci spaventi non vuol dire che sia per forza giusta, ma allo stesso tempo non solo perché qualcosa ci spaventa vuol dire sia impossibile da raggiungere.
  • Allineamento della squadra
  • Diversa prospettiva
  • Idee
  • Motivazione profonda: dobbiamo capire cos’è che ci motiva, cosa ci spinge, cosa ci rende felici.

 

Un team senza direzione è una nave che non sa dove andare e prima o poi si schianterà sugli scogli. 

Quello che succede, infatti, è che gli ostacoli si incontreranno comunque ma se abbiamo una direzione chiara in mente cercheremo di evitarli in modo intelligente. Se all’interno della barca del proprio team non si sa dove andare e ognuno cerca di procedere in una direzione diversa, in quella che più velocemente gli procura un piccolo vantaggio, si rischia che la nave naufraghi.

IL TEAM E’ ALLINEATO?