Scavando si impara

Scavando si impara a fare team building

Cosa significa fare un’attività di team building utile nell’ambito sociale?  E’ possibile dare il proprio contributo per facilitare l’inclusione e la diversità?

Oggi giorno si sente sempre più discutere di come sia possibile migliorare pratiche e comportamenti più inclusivi all’intero della comunità e di come si possano costruire ponti tra le persone. Scegliendo di partecipare a un’attività di social team building è possibile vivere in prima persona questa esperienza, aiutando il prossimo e se stessi.

Inclusione e diversità: perché importano alle aziende?

La proposta di Teamworking è in linea con la richiesta sempre più crescente da parte delle società di essere coinvolte in attività utili al sociale, in grado di motivare e unire i gruppi.

Per questo, lavorare con progetti di social team building vuol dire trasmettere modelli esportabili del lavoro e della collaborazione aziendale e danno ai partecipanti carica e motivazione. Collaborare per una giusta causa può essere davvero essere appagante, seppur faticoso. Provare per credere. 

Una location molto speciale

Per questa iniziativa Team building Social è stata scelta Casa Chiaravalle, cascina ai confini di Milano dove ogni anno vengono ospitate più di 50 famiglie provenienti da contesti culturali tra i più disparati e con background molto diversi.

La location, speciale per la sua bellezza e per il suo valore, è un bene confiscato alla ‘ndrangheta che oggi fa da casa, da punto di incontro e da centro di formazione per molte persone che qui hanno trovato un luogo sicuro da dove partire e ripartire per inserirsi nella comunità.

Ecco perché abbiamo scelto di ambientare qui le nostre attività e invitato i nostri clienti a lavorare per restituire questi beni e farne un uso sociale, rendendoli pronti e disponibili agli ospiti. Oltre ai suoi ospiti, in molti scelgono di trascorrere qui il weekend, lontano dai rumori della città e immersi nel verde ed è a tutti loro che abbiamo dedicato tempo ed energie.

Si può definire un ponte tra utile e dilettevole, dove per utile si intende la sistemazione di spazi e strutture della Casa per chiunque ne voglia fare uso in un domani vicino e/o lontano. Per dilettevole, invece, si intende impegnarsi per permettere a tutti di godere di questa magnifica location senza prendersi troppo sul serio ma impegnandosi a fondo per uno stesso obiettivo.

Come prepararsi e cosa aspettarsi dal social team building?

Il gruppo che ha partecipato con noi alla ristrutturazione degli spazi di Casa Chiaravalle non aveva assolutamente idea di cosa aspettarsi e di come affrontare questa giornata.

Dopo un welcome coffee offerto dagli inquilini nel giardino della Casa in una tranquilla mattina soleggiata, i partecipanti hanno assistito al briefing tenuto dal gestore che ha introdotto e spiegato l’importanza degli interventi da sostenere: aiutare a manutenere, ampliare e migliorare le aree circostanti la Casa per renderli luoghi sempre più accoglienti per aumentare i progetti educativi attivi.

L’impatto è stato forte e da subito i team sono stati coinvolti con domande e curiosità sia dal gestore dai nostri coach che hanno cercato di stimolare e di motivare le squadre sottolineando l’importanza di riqualificare beni sottratti alla criminalità per farne spazi comuni e a servizio della comunità.

Alcuni dei partecipanti hanno accolto con grande favore l’idea di lavorare in ambienti e spazi aperti, mentre altri sono rimasti più titubanti all’idea di impugnare strumenti per il giardinaggio e di passare la giornata scavando. In aggiunta, a seguito del briefing le condizioni meteo hanno cominciato ad essere un po’ avverse iniziavano a rendere l’idea di stare all’aria aperta davvero poco invitante.

Nonostante questo, l’entusiasmo e la voglia di dare il proprio contributo hanno avuto la meglio su ciascuno con un solo obiettivo: trasformare un grande sogno in realtà.

Da inesperto a esperto in un solo giorno

Social Team Building – Artificial Lake

Difficilmente capita vivendo in città di utilizzare pale, vanghe e carriole. Chi si può permettere un giardino a Milano? E se questo fosse il caso, chi ha il tempo di curarlo? La riqualificazione degli spazi di Casa Chiaravalle è stato motivo per molti di approcciare per la prima volta questo mondo, con le varie implicazioni del caso. C’è chi era preoccupato della tecnica, chi del meteo non troppo favorevole, chi della fatica e chi della riuscita finale.

Proprio per questo, i nostri trainer hanno guidato e partecipato in prima persona alle attività, tenendo un occhio vigile su tutti e non abbandonando mai il campo. I partecipati sono riusciti a imparare in pochissimo tempo piccoli trucchi e accortezze del mestiere e sono riusciti a portare a termine ogni piccolo incarico che i coach gli affidavano. 

A tratti qualcuno mollava il colpo, chiedeva aiuto ai compagni, andava a sedersi e prendeva una boccata d’aria. La fatica fisica si faceva ben sentire, soprattutto perché si trattava di movimenti inusuali e lontani dalla posa da ufficio. Il lavoro ha richiesto davvero molti sforzi lungo tutto il corso della giornata e costanza da parte di tutti. Qui sono nate strategie.

C’è chi si è organizzato per togliere e spostare la terra passandola nella carriola al compagno, chi preferiva alternare colpi di pala con il vicino e chi faceva da spola per liberare il terreno. Un lavoro meticoloso, interrotto solo dalla pausa pranzo e dalla pioggia, arrivata infine nel tardo pomeriggio. I team e i coach si sono hanno bloccato senza però perdersi d’animo, coprendo in velocità i terreni sino a quel momento preparati per non perdere i risultati ottenuti fino a quel momento. Hanno approfittato per recuperare energie e riprendersi dalla fatica per poi portare a termine i lavori quando è finalmente tornato il sole.

Come alleggerire il lavoro?

Tre squadre e tre spazi. A ciascuna, compiti e obiettivi ben specifici.

Per questo team building, i partecipanti sono stati divisi in tre squadre rispondenti a un unico obiettivo: aumentare la social inclusion. Tre team come tre gli spazi della Casa coinvolti che hanno fatto da veri protagonisti della giornata: il portico, il campo, il giardino.

  • Il portico. Il primo gruppo è stato assegnato all’area del portico, dove tempo fa era stato costruito un muretto artistico che impediva l’accesso ai servizi per diversamente abili, situati proprio di fronte. Data l’alta frequentazione del luogo, liberare questo spazio è diventata sempre più un’esigenza. Al suo posto un team tutto al femminile ha lavorato per installare una pedana d’accesso e liberare l’entrata. Una mattinata spesa a picconare e distruggere mattonelle e chissà che qualche colpo non abbia aiutato a sfogarsi. I risultati del lavoro non sono tardati ad arrivare e, ad ogni mattonella che cadeva, la soddisfazione cresceva. A cadere è stata anche la barriera sociale che fino a qual momento impediva una banale azione quotidiana. Una gran soddisfazione, anche dato lo sforzo fisico che richiesto! Le donne del gruppo non si sono mai perse d’animo, alternandosi le battute di pala. Hanno accolto con entusiasmo l’idea di sporcarsi un po’ e, per un giorno, si sono liberate dalle costrizioni dell’ufficio.

“per abbattere questa barriera abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra che mi ha fatto capire quanto per qualcuno siano difficili le piccole azioni quotidiane. Collaborare con i miei colleghi per rimuovere questo ostacolo è stato importante e divertente”, dichiara una delle partecipanti.

  • Il campo: il secondo gruppo ha passato la giornata nel campo adiacente la Casa, scavando il terreno e preparandolo in vista dei progetti estivi di educazione ambientale. Nello specifico, il team ha impugnato vanghe, pale e carriole per creare un fossato e prepararlo a ospitare un laghetto per gli animali. Il team ha unito le forze ed elaborato strategie, riuscendo a raggiungere un ottimo risultato. Seppur a un certo punto il lavoro rischiava di rimanere incompiuto data la forte pioggia, la motivazione ha vinto sullo sconforto. Questa squadra non poteva permettersi di lasciare incompiuto il lavoro e di lasciare che la fatica fatta andasse persa, quindi nonostante le difficoltà e le fatiche fisiche hanno perseverato battendo colpo dopo colpo. Il risultato è arrivato a fine giornata portando risultati anche migliori del progetto iniziale, con 10 metri quadri di fossa in più rispetto a quelli previsti dal progetto. Efficenza e organizzazione, sempre alla base!  Quando si dice “farsi prendere la mano”, anche grazie ai nostri coach che hanno saputo dare la giusta motivazione e il giusto esempio.

 

  • Il terzo gruppo ha collaborato per mettere in sicurezza un laghetto artificiale vicino al quale giocano i bambini, considerato pericoloso per la loro incolumità ma importante per la presenza di pesci che d’estate aiutano a eliminare insetti e zanzare. Qui l’obiettivo era realizzare una recinzione e mettere in sicurezza l’area, eliminando la preoccupazione che qualcuno potesse caderci. Il team ha accolto con entusiasmo l’idea e si è impegnato a fondo per portare a termine il lavoro. Avendo piovuto i giorni precedenti, il laghetto era contornato di fango e il terreno era scivoloso, ma il team si è armato di stivali da lavoro e ha non finito finché ogni è stato piantato l’ultimo paletto.

“Stare tutto il giorno nel fango per installare questa recinzione non mi è pesato affatto anzi ero motivata dal fatto che il mio lavoro fosse utile a uno scopo concreto” ha dichiarato una partecipante.

 

Il Team building Sociale fa per tutti

Le tre attività sono state seguite e monitorate in diretta sul profilo Instagram Teamworking, dove i team si sono divertiti a essere protagonisti di foto e video e hanno collaborato piacevolmente alle riprese.

Per molti, è stata la prima esperienza sul campo e la prima occasione di mettersi alla prova con l’uso di strumenti da lavoro.

Tra le varie attività non è mancata la condivisione del pranzo dove il gestore di Casa ci ha fatto provare la cucina dei ragazzi ospiti di Casa che si stanno specializzando in corsi di cucina. Un momento di meritato relax dove i vari team si sono confrontati e si sono ricaricati dalla fatica. 

Sebbene il meteo della giornata non sia stato completamente dalla nostra parte, la voglia di costruire qualcosa di utile e bello è stata più forte dello sporcarsi mani e abiti. Alla fine di questa giornata molti dei partecipanti hanno sentito di aver dato un contributo sincero alla causa e di aver aumentato fiducia e affiatamento tra di loro. La sensazione è davvero quella di aver passato un’intera giornata ad aiutare qualcun altro e di aver dato un esempio per chi come loro vorrà aiutare Casa Chiaravalle.