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Corporate Social Responsibility, un nuovo modo di vedere il team

Corporate Social Responsibility, un nuovo modo di vedere il team

La definizione che riporta Wikipedia è la seguente:

Per responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsibility, CSR) si intende l’integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività. Si tratta di un concetto innovativo e molto discusso, espresso per la prima volta nel 1984 da Robert Edward Freeman nel suo saggio “Strategic Management: a Stakeholder Approach”, Pitman, London 1984. Ma già nel 1968, in “Strutture integrate nel sistema distributivo italiano”, l’economista italiano Giancarlo Pallavicini afferma che l’ attività d’ impresa, pur mirando al profitto, deve tenere esplicitamente presenti una serie di istanze interne ed esterne all’ impresa, anche di natura socio-economica, per la misurazione delle quali viene proposto il “metodo della scomposizione dei parametri[1].

« “responsabilità sociale delle imprese”: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. »

Il contesto

Un’impresa che adotti un comportamento socialmente responsabile, monitorando e rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i portatori di interesse (stakeholders) coglie anche l’obiettivo di conseguire un vantaggio competitivo e a massimizzare gli utili di lungo periodo.

Un prodotto, infatti, non è apprezzato unicamente per le caratteristiche qualitative esteriori o funzionali; il suo valore è stimato in gran parte per le caratteristiche non materiali, quali le condizioni di fornitura, i servizi di assistenza e di personalizzazione, l’immagine ed infine la storia del prodotto stesso.

La consapevolezza, dei produttori e dei consumatori, circa la centralità di tali aspetti nelle dinamiche competitive e la “tracciabilità storica” della catena dei processi che hanno portato alla realizzazione del prodotto stanno attualmente guadagnando l’attenzione dei vari attori presenti sul mercato.

Risulta pertanto evidente come l’impegno “etico” di un’impresa sia entrato direttamente nella cosiddetta catena del valore prospettando così l’utilizzo di nuovi percorsi e leve competitive coerenti con uno “sviluppo sostenibile” per la collettività. All’interno del mercato globale e locale, le imprese non hanno, infatti, un’esistenza a sé stante, ma sono enti che vivono e agiscono in un tessuto sociale che comprende vari soggetti, tra cui spicca sicuramente una società civile molto attenta all’operato imprenditoriale.

E’, quindi, di fondamentale importanza l’attività dedicata al mantenimento delle relazioni con l’esterno, verso i cosiddetti stakeholders (soggetti interessati, per es. Organizzazioni non governative, sindacati, mass-media ecc.). Nei sistemi di gestione aziendale, l’attenzione agli stakeholders è divenuta di importanza cruciale per le imprese e spesso lo sviluppo nel tempo di relazioni positive con tali soggetti può diventare un elemento di valore aggiunto per l’impresa. Ma il comportamento più o meno etico di un’impresa interessa potenzialmente tutti i cittadini, ai quali non bastano astratte dichiarazioni di principi e valori: essi esigono ormai un impegno quotidiano e credibile, frutto di una precisa politica manageriale e di un sistema aziendale organizzato a tal fine.

Occorre sottolineare il fatto che la CSR non è filantropia o volontariato aziendale, bensì è qualcosa che fa parte del business. In sostanza, si chiede alle aziende di prendere consapevolezza delle azioni che si compiono e di renderlo pubblico. La CSR è, secondo D’Anselmi, la sostenibilità del business nel lungo termine, ma spesso diventa qualcosa che si mette in atto solo per compiacere cittadini e stakeholders ricevendone in cambio un buon ritorno di immagine.

Le nuove proposte nella formazione manageriale

In particolare, una nuova tendenza riguarda le applicazioni nella formazione manageriale della RSI e cioè come il lavoro fatto dai manager per formarsi, può lavorare contemporaneamente su più livelli di pensiero e di azione. Da un lato essere chiamati a svolgere un lavoro che a differenza delle tipiche attività Outdoor è reale e non astratto ed ha un effetto tangibile che può arricchire anche dal punto di vista umano prima che professionale. Dall’altro, porre l’attenzione su come, osservando e provando a risolvere situazioni problematiche, si possano ottenere risultati doppiamente utili e soddisfacenti.

L’utilizzo di risorse di scarto, l’interazione con comunità disagiate o bisognose, l’intervento su un territorio che possa concretamente ricevere un vantaggio e che possa fornire un feedback che non sia solo nozionistico è un’attività che comporta grossi sforzi di progettazione, ma restituisce soddisfazioni ed emozioni vere che restano nel cuore molto, molto a lungo.

Un esempio lo si può trovare anche tra le nostre proposte.

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